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Introduzione alla Psicoterapia Ericksoniana

  • Immagine del redattore: Gabriele Tambone Reyes
    Gabriele Tambone Reyes
  • 10 gen
  • Tempo di lettura: 3 min
La Psicoterapia Ericksoniana: definizione, storia e principi fondamentali
La Psicoterapia Ericksoniana: definizione, storia e principi fondamentali

Data: 10 Gennaio 2026

Categoria: Psicoterapia e Ipnosi Clinica

Questo è il primo articolo del mio sito. Ho scelto di iniziare dalla psicoterapia ericksoniana perché è una delle tradizioni che più ha influenzato il modo moderno di intendere il cambiamento in terapia, soprattutto quando il problema non si risolve solo con la comprensione razionale, ma richiede un’esperienza nuova, concreta, trasformativa.

Definizione

La psicoterapia ericksoniana è un approccio psicoterapeutico centrato sulla persona e sul contesto, orientato a obiettivi, che utilizza la comunicazione terapeutica e l’esperienza guidata per attivare risorse già presenti nel paziente e favorire nuovi apprendimenti. Il punto non è “spiegare” al paziente cosa deve fare, ma creare le condizioni perché possa accedere a possibilità che prima non riusciva a vedere, sentire o praticare.

Quando si dice “ericksoniana” si fa riferimento al lavoro di Milton H. Erickson, psichiatra e psicoterapeuta statunitense considerato una figura chiave nella storia dell’ipnosi clinica e della psicoterapia del Novecento. La sua eredità non è un protocollo rigido, ma un modo di pensare la terapia come intervento su misura, dove linguaggio, relazione e strategie di cambiamento vengono calibrati sulla singola persona.

Un po’ di storia

Erickson arriva alla clinica con una traiettoria personale e professionale fuori dal comune. Da giovane affronta una grave poliomielite e, durante la lunga convalescenza, sviluppa una sensibilità particolare per i segnali sottili del comportamento umano, soprattutto non verbali. Questa attenzione diventerà una delle colonne del suo stile: osservare finemente come una persona funziona, come costruisce la propria esperienza, dove si blocca e dove invece è già capace di muoversi.

Dopo la formazione medica, lavora in ambito psichiatrico e approfondisce l’ipnosi clinica, distaccandosi progressivamente dai modelli autoritari e standardizzati. Il suo contributo principale è l’idea di un’ipnosi naturale, personalizzata, spesso conversazionale, integrata nella relazione terapeutica e orientata a facilitare il cambiamento senza forzature. Più avanti, con la fondazione di una società professionale dedicata all’ipnosi clinica e con la diffusione dei suoi casi e dei suoi insegnamenti attraverso libri e conferenze, l’approccio ericksoniano entra stabilmente nel lessico della psicoterapia. Dopo la sua morte, una rete internazionale di formazione e ricerca contribuisce a consolidarne l’eredità e a trasmetterne il metodo.

I principi fondamentali

Il cuore dell’approccio ericksoniano è l’individualizzazione. La terapia non parte da un copione, ma da una domanda pratica: come funziona questo problema in questa persona, in questo contesto, con questa storia e questo linguaggio. Da qui deriva la scelta di interventi altamente calibrati, spesso più vicini alla logica dell’apprendimento che alla logica della spiegazione.

Un secondo principio decisivo è l’utilization, cioè l’idea che ciò che il paziente porta in seduta non va combattuto come un nemico, ma può diventare materiale utile. Abitudini, resistenze, sintomi, modalità di pensiero, perfino le obiezioni, possono essere trasformate in leve di cambiamento se vengono comprese nella loro funzione e reindirizzate in modo efficace.

Un terzo principio è l’uso raffinato della comunicazione terapeutica. Nella tradizione ericksoniana la suggestione è spesso permissiva e indiretta: non impone, non schiaccia, non pretende. Invita, apre possibilità, aggira rigidità, lascia spazio al sistema della persona per trovare la via più compatibile. Questo stile ha un obiettivo preciso: ridurre il conflitto interno e favorire un cambiamento che venga vissuto come naturale e sostenibile.

Infine c’è l’idea dell’inconscio come risorsa. In ambito ericksoniano l’inconscio non è un luogo misterioso, ma il nome dato a processi impliciti reali: automatismi, intuizioni, apprendimenti, memorie, competenze, regolazioni emotive e corporee che spesso funzionano meglio quando non vengono affrontati solo con lo sforzo razionale. La terapia lavora anche lì, perché molte difficoltà psicologiche si mantengono proprio a quel livello.

Un accenno alle tecniche

In questa sede mi limito a un orientamento generale. La psicoterapia ericksoniana può utilizzare l’ipnosi clinica, sia in forma strutturata sia in forma conversazionale, e impiega strumenti come metafore terapeutiche, linguaggio strategico, focalizzazione dell’attenzione e compiti esperienziali tra una seduta e l’altra. Il criterio resta sempre lo stesso: ogni strumento viene scelto e modellato in funzione della persona e dell’obiettivo.

Conclusione

La psicoterapia ericksoniana rappresenta un ponte tra la tradizione dell’ipnosi clinica e una psicoterapia moderna orientata al cambiamento concreto. È un approccio che privilegia la precisione, la personalizzazione e l’esperienza guidata, con l’idea che molte trasformazioni non avvengano solo capendo di più, ma vivendo qualcosa di diverso.

Nei prossimi articoli entrerò con gradualità su applicazioni cliniche, struttura del percorso, criteri pratici per monitorare i progressi e differenze tra ipnosi clinica formale e interventi conversazionali ericksoniani.


 
 

Psicologo Psicoterapeuta Ericksoniano
+39 3480911017

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